Lunedì narrativa: L’uomo dai denti tutti uguali

In questi giorni avevo voglia di leggere Philip K. Dick, ma non avevo necessariamente voglia di fantascienza, così mi sono buttata su L’uomo dai denti tutti uguali.
Scritto nel 1960, questo romanzo non rientra nel genere per eccellenza abbracciato da Dick, la fantascienza appunto. La trama sul retro della copertina riporta:

” Vi si narra la storia di una vendetta crudele e paradossale, ambientata nell’America falsamente innocente degli anni Cinquanta, mentre è in pieno sviluppo un grande cambiamento sociale, la popolazione inizia a spostarsi nei sobborghi urbani e la Guerra Fredda fa sentire il peso ossessivo delle sue nevrosi. […] È un mondo morboso e oscuro, un’America di frontiera abitata da incubi tetri, ancora lontana dai miracoli tecnologici e dalle speranze dei decenni successivi. “

Nì. Le cose non stanno esattamente così.

Di cosa tratta questo romanzo? Si potrebbero delineare due trame parallele in questa storia. Sì, perché a una trama di base, lineare, esteriore, se ne affianca un’altra più intrinseca, disomogenea, introspettiva.
Ma c’è un unico elemento che apre e chiude la vicenda: l’acqua.

Strato dopo strato, benvenuti a Carquinez

Nella cittadina rurale di Carquinez assistiamo prevalentemente alle vicende dei Runcible, da una parte, e dei Dombrosio, dall’altra.
Walter Dombrosio, grafico e tecnico pubblicitario per la Lausch company, una sera decide, quasi per caso, di invitare a cena il meccanico di colore a casa sua.
Vicini dei Dombrosio sono i Runcible; la sera che Walter invita a cena il meccanico, a casa dei Runcible arrivano i Wilby, amici di vecchia data e possibili soci in affari di Leo, un agente immobiliare. Quando però Paul Wilby chiede a Leo se nella zona vivono dei neri (avendone visto entrare uno in casa Dombrosio), le cose finiscono male. Leo è ebreo, e la semplice domanda di Paul si trasforma nella sua mente in un’invettiva razzista, quindi anche antisemita. La serata coi Wilby viene bruscamente interrotta da pesanti accuse e recriminazioni, così che Leo perde sia l’amicizia sia i soldi di Paul.
La causa di questo disastro è Dombrosio: se non avesse portato a casa sua un uomo di colore, tutto questo non sarebbe successo. Inevitabile quindi il litigio coi Dombrosio che ne segue.
A distanza di tempo, una sera, Walter torna a casa ubriaco, andando a finire con l’automobile in un canaletto di scolo. È l’occasione di Leo per vendicarsi. Una telefonata alla polizia fa sì che a Walter venga sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza.
Senza più patente, Walter è costretto a farsi accompagnare a lavoro da sua moglie, Sherry.
Sherry Dombrosio è una donna attraente, elegante, di buona famiglia e sicura di sé. Desiderosa di mettersi in gioco, Sherry decide di voler trovare un lavoro, cominciando proprio dall’azienda del marito. Walter è contrario: una donna deve stare a casa, non lavorare. Così segue il litigio col suo capo, che invece vorrebbe assumere Sherry. Conseguenza: Walter perde il lavoro.
Frustrato dalla situazione capovolta, Walter decide di fare uno scherzo a Leo Runcible: d’altronde è colpa sua se ha perso la patente e sua moglie si è messa in testa di lavorare. Così Walter, capace di lavorare alla perfezione qualsiasi materiale, crea un cranio dai denti tutti uguali, un perfetto esemplare di teschio di uomo del Neanderthal, e lo nasconde nella proprietà dei Runcible.
La notizia del ritrovamento tanto straordinario, quanto insperabile, non tarda a spandersi, merito soprattutto di Leo che chiama giornalisti e professori universitari a testimoniare l’importanza di tale evento.

Questo gioco di rimandi, di accuse, di vendette silenziose, questo continuo concatenarsi di causa-effetto, costituisce la trama superficiale di questo romanzo.
La sottotrama, invece, è quella che si concentra sull’introspezione dei vari personaggi.
Un’indagine psicologica accurata e dettagliata, che mostra al lettore i pensieri e i punti di vista, ora dei Runcible, ora dei Dombrosio.
Non si tratta semplicemente di sapere cosa pensano i protagonisti, ma di una vera e propria intrusione nell’intimità delle loro menti; l’autore, con una lente d’ingrandimento in mano, ci permette di assistere a un vero e proprio flusso di coscienza.
Così veniamo a conoscere Leo Runcible, ebreo impiantato nella comunità di Carquinez da tempo, ma non ancora accettato ufficialmente come uno di loro. Uomo energico e di alti ideali, Leo è il classico onesto lavoratore, un uomo che si dà da fare e che si è fatto da solo; attivo nella piccola comunità rurale, tiene più lui ad un miglioramento socio-culturale della cittadina, che non chi c’è nato. Leo è duro nei confronti degli estranei, di chi viene da fuori, è profondamente attaccato a Carquinez, eppure sa lui stesso di non essere completamente integrato in quella comunità di agricoltori sempliciotti.
Anche sua moglie Janet ama Carquinez, soprattutto in virtù del suo ameno isolamento; moglie, madre, casalinga alcolizzata, Janet Runcible è una figura debole e senza prospettiva, una donna ansiosa e nevrotica; incapace di adattarsi ad un mondo nuovo e tanto diverso come quello dell’America postbellica degli anni Cinquanta, Janet ha paura, si sente schiacciare dalla pressione della moderna società che vede la donna coprotagonista dell’uomo. La sua insicurezza patologica l’ha spinta verso la bottiglia, verso l’isolamento dal mondo esterno, così estraneo e penoso per lei. Sentendosi lei stessa inadeguata, Janet ha idealizzato Leo, che vede come l’uomo migliore del mondo, e si colpevolizza per non essere una moglie al pari di tale marito. Janet Runcible è una succube, la cui unica volontà è il non partecipare, il non avere responsabilità, non avere a che fare con niente al di fuori di Carquinez.
Sherry Dombrosio è invece l’esatto contrario della vicina; donna sofisticata e proveniente da un ambiente benestante, Sherry è il paradigma della donna del nuovo mondo: creativa e sicura di sé, Sherry rifiuta i vecchi canoni maschilisti che vedono la donna esclusivamente come moglie e madre, vuole anzi dare qualcosa di suo, vuole creare ed essere artefice del suo destino, vuole essere parte attiva del mondo degli uomini.
Non la pensa allo stesso modo suo marito, Walter Dombrosio; uomo mediocre, comune e di farsesche mistificazioni, ma dal talento straordinario nel creare oggetti di qualsiasi tipo, Walter è il classico maschilista e misogino che vuole la moglie in casa. Walter si sente minacciato dalla sicurezza della moglie; dice di amarla, ma al contempo la odia perché è capace e determinata, in definitiva la odia perché è socialmente migliore di lui. Così, incapace di impedire a Sherry di rinunciare al suo lavoro con l’intelletto, Walter la costringe con la violenza, l’ultima risorsa alla quale può attingere un uomo, o una bestia. Solo lui deve avere il pieno controllo sulla situazione socio-economica della famiglia, lui solo dev’essere il dominatore, in un modo o nell’altro.

C’è poi un terzo elemento a completare questa stratificazione narrativa: l’acqua.
Come ho scritto prima, l’acqua è l’elemento che apre e chiude l’intera vicenda del romanzo; la storia infatti inizia con un uomo che deve risanare un tubo dell’acqua che perde. Praticamente subito veniamo a sapere che l’acqua di Carquinez è contaminata, ma nessuno dà troppo peso alla cosa.
Con il ritrovamento del teschio del Neanderthal, una volta appurato che si tratta di un falso ad opera di Dombrosio, Runcible assieme ad altri interessati partono alla ricerca del teschio base sul quale Walter ha creato la nuova struttura. Raggiunto il vecchio cimitero di Carquinez, il gruppo comincia a scavare e trova un altro teschio dalla struttura ossea malformata. Indagando sulla faccenda, si viene a conoscenza dei cosiddetti ‘chupper’, antichi abitanti della vecchia Carquinez che hanno subito una degenerazione ossea caratterizzata da una mandibola deforme e da una schiena pesantemente curvilinea, dovuta probabilmente alla contaminazione dell’acqua.
Runcible provvede così a risanare l’impianto idrico della cittadina, ma Walter e Sherry, ora incinta dopo la violenza del marito, entrano in una spirale paranoica, provando un timore atavico per la sorte del bambino. E se anche loro figlio nascesse deforme?

Il ciclo dell’acqua

Questo romanzo atipico è racchiuso in una sorta di circolo vizioso, espiatorio; volendo creare un parallelismo tra il ciclo dell’acqua (ve lo ricordate quando lo studiavate alle elementari?) e le vicende del romanzo, si potrebbe ottenere una struttura del genere:

  • Evaporazione: il meccanico di colore viene invitato a cena dai Dombrosio. I Wilby lo vedono. È l’elemento iniziale, disturbante, della storia.
  • Condensazione: Walter perde la patente a causa della soffiata di Leo. È l’intreccio che man mano prende vita; è il fattore scatenante che porterà Walter e Sherry a litigi sempre più animosi.
  • Precipitazione: Walter rifiuta categoricamente di lavorare assieme alla moglie, litiga con il capo, perde il lavoro. I litigi con Sherry si fanno sempre più violenti, come una pioggia che cade a dirotto, senza freno.
  • Infiltrazione: Walter scarica su Leo la sua frustrazione e la sua rabbia. Ricrea un perfetto teschio di Neanderthal e lo nasconde nella proprietà dei Runcible.
  • Scorrimento: Il teschio è un falso, si ricerca l’origine di tale malformazione; da qui in poi è tutto uno scorrere verso la verità.
  • Flusso sotterraneo: L’impianto idrico è stato risanato, ma il terrore dell’acqua contaminata è riemerso dal passato, indomabile: l’acqua che scorre silenziosa è la sola che deciderà del futuro del piccolo Dombrosio.

Ok, ammetto che forse è un po’ forzato, ma d’altronde se è l’acqua l’elemento a cui tutto si riconduce, perché non usare un po’ di fantasia?

Conclusioni

L’uomo dai denti tutti uguali non è il solito romanzo di fantascienza di Dick, ma non è neanche un semplice romanzo di narrativa, perché l’influenza dickiana emerge nonostante tutto. L’elemento fantascientifico comunque c’è, solo che in chiave diversa; tutta la faccenda legata all’uomo di Neanderthal è l’elemento fantastico della storia, rivolto però al passato, un passato che ha comunque ripercussioni sul futuro. Perché, ammettiamolo, l’intera vicenda ha un che di fantastico, di poco somigliante alla realtà.
Accanto a questa vicenda (diciamolo) un po’ pacchiana, Dick ha affiancato una vera e propria analisi psicologica e sociale; drammi sociali reali dell’America anni ’50 interiorizzati, personali, visti nel loro piccolo, dall’universale all’individuale. Questioni sociali come il razzismo e la parità dei sessi vengono ricondotti al singolo.

Il ritmo narrativo è lento perché predisposto a seguire il pensiero più che l’azione. Nella prima metà soprattutto, non distratti dall’elemento fantascientifico del teschio, si percepisce l’atmosfera rurale di Carquinez: una comunità ristretta ma distante, come se le colline che attraversano la zona avessero imposto ai loro abitanti una convivenza coatta, ma pur sempre isolata, solitaria.
Non ho potuto fare a meno di pensare a Hopper, che nei suoi quadri ritrae questa condizione della natura come spettatrice indifferente nei confronti dell’incomprensione e della solitudine umana.

Collina, Cape Cod__Edward Hopper

Voto:★★★

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