Giovedì: libero_ Uscite in libreria: Dicembre 2014

È il primo giovedì del mese e come promesso vediamo un po’ cosa possiamo trovare in libreria durante il mese di dicembre.
(Trame riportate come dai siti promotori.)

Josef Mengele. L’angelo della morte
Mario Bussoni

Josef_Mengele_Mario_Bussoni141 pagine
 6€
Mattioli

La vita di Josef Mengele, l’Angelo della morte di Auschwitz- Birkenau, ricostruita in una ricerca durata quasi 40 anni. L’infanzia felice, gli esperimenti medici criminali, l’avventurosa fuga in Sudamerica, le paure, la Grande Fabbrica di Günzburg am Donau, le protezioni e la controversa morte in Brasile per annegamento. Tutti i segreti di uno dei criminali nazisti più ricercati al mondo.

Il bracciale del Servizio di Sanità che si staglia netto sull’impeccabile uniforme nera di Herr Doktor (Signor dottore), dal fare disinvolto e cordiale, evita che i nuovi arrivati si allarmino o sospettino qualcosa.
Il dottor Josef Mengele, l’aspetto dist
into, i modi compassati e impeccabili, ostenta il grado di SS Hauptsturmführer (capitano) e fischietta impassibile arie della Tosca.

Visite in paradiso e istruzioni per l’aldilà
Mark Twain

113 pagine
9,90 €
Mattioli

Il paradiso, la vita nell’aldilà: senz’altro uno dei chiodi fissi di Mark Twain, tanto da averne scritto più e più volte.
Qui si presenta l’imperdibile Captain Simon Wheeler’s Dream Visit to Heaven, uscito nel 1909, appena sei mesi prima della scomparsa dell’Autore, pubblicato in queste pagine nella sua versione completa con l’inserimento di due capitoli tagliati dallo stesso Twain nell’edizione originale e poi riscoperti nel 1950.
Una fantasia americana sull’oltretomba, visto come un luogo completamente all’opposto delle nostre più verosimili e rosee aspettative: una bolgia indescrivibile di situazioni che travolge il vecchio comandante Stormfield, in un crescendo umoristico e sarcastico irresistibile.
In chiusura del volume la Letter from the Recording Angel, pubblicato la prima volta nel 1946. Il resoconto dell’angelo archivista al “più sordido uomo bianco che sia mai vissuto sulla faccia della terra…”, scritto nel linguaggio del burocrate addetto all’accoglimento delle preghiere di noi mortali.

È così che facciamo quassù.Non si perde tempo. Il desiderio è il sistema migliore per viaggiare. Un quarto di secondo fa, tutta questa gente si trovava a milioni di miglia lontano da qui.
Quando hanno sentito l’ultimo segnale, tutto quello che hanno dovuto fare è stato esprimere un desiderio… ed eccoli qui.

Le ultime parole dell’anno vecchio
Charles Dickens

240 pagine
9,90 €
Mattioli

Il fascino che il Natale esercitò su Dickens riguardava molti piani emotivi, compresa una profonda e struggente nostalgia della sua idilliaca infanzia. Nel settimanale fondato dallo stesso Dickens,HouseholdWords, egli contribuì con le pagine qui pubblicate, estremamente personali, più o meno autobiografiche e inaspettatamente commoventi.
Ma non ci si attenda una visione patinata del Natale: si passa qui dai terrori dei bambini di fronte ai giocattoli alla Storia di Nessuno che mette lucidamente a fuoco il tema drammatico della lotta di classe.Dickens si sforza di scavare inmodo più profondo il concetto di umanità, denunciando la disumanizzazione, lo sfruttamento e lo stato d’abbandono di tutti noi da parte della società.

Per prima cosa mi vengono in mente i giocattoli. Lassù, tra le rosse bacche del verde agrifoglio, c’era quel pupazzo che spinto giù rotolava fino a rialzarsi, bello dritto, e mi fissava con i suoi occhioni sporgenti… e allora io scoppiavo a ridere, sebbene dentro di me ne fossi sempre un po’ spaventato.

In grazia di Dio
Alessandro Valenti

296 pagine
16 €
Baldini & Castoldi

Quattro donne: generazioni, caratteri aspettative diverse. Salvatrice, la nonna, legata alla sua casa, alla terra che non ha mai abbandonato, alla volontà di Dio e un amico-amore coetaneo. Le sue due figlie, Adele, una combattente e Maria Concetta, aspirante attrice in cerca della prima occasione, e la nipote Ina, adolescente superficiale e ribelle. Quando la crisi provoca la chiusura della fabbrica di famiglia, schiacciata dai debiti e dalla concorrenza cinese – debiti e ancora debiti, fabbriche che chiudono, la casa svenduta, pensioni saccheggiate che fanno vivere figli e nipoti – sono loro a cercare alternative per la sopravvivenza, riscoprendo valori ancestrali, come il senso della famiglia, recuperando la semplicità che da un senso alla vita.

La terra dei Narcos. Inchiesta sui signori della droga
Anabel Hernàndez

464 pagine
19 €
Mondadori

In un Paese come il Messico, straziato dalla povertà, per molte famiglie contadine il mondo del narcotraffico è spesso l’unico mezzo per sopravvivere. I figli dei campesinos vi entrano in contatto da bambini, perché le loro piccole mani sono “perfette” per la raccolta di cannabis, coca e oppio, e per l’incisione dei papaveri da cui far sgorgare la goma, ossia l’eroina. Anabel Hernàndez, giornalista messicana nota per le sue inchieste coraggiose e scomode che da anni la costringono a vivere sotto scorta, era partita proprio da un’indagine sul lavoro minorile nelle piantagioni. Poi, a mano a mano che si addentrava negli sperduti villaggi della Sierra Madre, nel Nord del Paese, nel regno dei narcotrafficanti, si è trovata a fare i conti con una realtà ben più drammatica e sconvolgente: i complessi rapporti tra i vari cartelli che gestiscono il traffico degli stupefacenti sono sfociati in una vera e propria guerra che in soli sei anni ha fatto sessantamila morti. Intervistando centinaia di persone, analizzando documenti e conducendo lunghe e laboriose ricerche sul campo, l’autrice è riuscita non solo a raccogliere moltissimi particolari inediti sui maggiori boss del traffico internazionale di droga, ma anche a smascherare i tanti personaggi insospettabili, uomini d’affari, politici, poliziotti e addirittura importanti funzionari pubblici, ben disposti a riciclare il denaro sporco o a garantire l’impunità dei criminali. Prefazione di Roberto Saviano.

Stop-time
Frank Conroy

350 pagine
19,50€
Fandango libri

Quando Frank Conroy scrisse “Stop-Time”, pubblicato in America nel 1967, i suoi conflitti interiori avevano semplicemente smarrito la via ma non si erano spostati di un passo. Il senso di perdita dell’innocenza e di sensibilità tradita restavano lì, e scavavano. Quando il New York Times definì il lavoro un’opera trionfale sulla celebrazione della giovinezza, lui stesso ne rimase perplesso. Avrebbe voluto che fosse un atto vendicativo, l’accusa di un mondo che si era portato via il suo tempo, e invece irradiava candore, talmente tanto che a tratti si accendeva delle tonalità della gioia. Da cronaca spietata di ragazzino ribelle alle prese con la propria vulnerabilità di piccolo che cresce in una famiglia disfunzionale degli anni Trenta, “Stop-Time” diventa inno alla libertà, elegia dell’amore fraterno, racconto di un’amicizia speciale che si consuma tra i boschi. Con una scrittura affilata e densa, Frank Conroy riconnette passato e presente nello spazio del ricordo, e per un attimo il desiderio sfrenato per le strade di Kerouac sembrerà imbattersi nelle morbosità miracolose dei giovani di Salinger, in un ritmo che suona secco come una ripresa tosta di pugilato.

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