La storia del mercoledì: Anna Bolena, una questione di famiglia

«Questa è la sanguinosa storia della morte di Anna Bolena, ma è anche molto altro. Ecco a voi la più grande scrittrice di lingua inglese contemporanea». Con queste parole Hilary Mantel è stata insignita del secondo Booker Prize della sua vita, con il quale è diventata la scrittrice più premiata del 2012.

Così viene riportato sulla quarta di copertina.

Le cose sono due: o sono pazzi gli altri, o sono pazza io.

Sia chiaro che non intendo fare una recensione vera e propria perché non sono neanche riuscita a finire di leggere questo libro (il che equivale a un grande smacco per me); a dire la verità non vorrei neanche parlarne, ma sento il bisogno di dire la mia.

Anna Bolena, una questione di famiglia, è il secondo volume della trilogia su Thomas Cromwell scritta da Hilary Mantel. Non ho letto il primo, né mai lo farò; questo libro mi è stato regalato da una persona che evidentemente non era a conoscenza della cosa, ma non è un problema perché la storia è quella _in tutti i sensi_.

La trama di questo volume specifico, ripercorre il preludio del declino e la definitiva dipartita di Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII d’Inghilterra, e la corrispettiva ascesa della terza sposa del re, Jane Seymour.
Tutto ciò ci viene presentato dall’ottica di Thomas Cromwell.

Sulla carta sarebbe un romanzo perfetto per me: amo la Storia, soprattutto quella legata ai Tudor.
Qual è il problema allora? Il problema è che l’autrice non sa scrivere. Ma quando dico che non sa scrivere intendo che non sa scrivere. Ricordate la recensione che avevo fatto su Dio di Illusioni? Ecco, in confronto Donna Tartt dovrebbe vincere il Nobel…

La struttura narrativa del testo è a dir poco catastrofica; ad una focalizzazione interna, incentrata sul punto di vista di Cromwell, la Mantel associa un narratore esterno, ma parallelamente personale: in pratica la voce narrante è esterna agli avvenimenti raccontati, in quanto non vengono riportati da uno dei personaggi, ma allo stesso tempo è partecipe, si rivolge direttamente al lettore.
Il risultato è un generare confusione in chi legge, che all’inizio non capisce se il narratore è un personaggio della storia o meno.
Altra modalità spiazzante è l’uso indiscriminato del discorso indiretto libero che, senza alcuna mediazione, rende difficile al lettore capire chi stia parlando, se il personaggio o il narratore.
Infine, l’abbondante presenza di flashback, utilizzati per lo più con mero scopo riempitivo (nel tentativo di dare una maggiore caratterizzazione del protagonista), rendono il testo non lineare, già di per sé poco univoco, perennemente infarcito di fronzoli descrittivi.
Non parliamo poi dei personaggi, dotati di una psicologia spicciola, e dei dialoghi statici, privi di personalità, in cui si passa da un registro linguistico all’altro.

Sì…un attimo e arrivo…
Eh??? Ma cosa dici? Cosa vorrebbe dire?!
Certo, quando si dice la coerenza no? Ti raccomandi dicendo che Caterina non deve essere più chiamata regina, e dopo cinque secondi che fai? Tu per primo ti riferisci a lei come regina…Della serie, avere le idee chiare.
Salti di palo in frasca. Ridicolo tentativo di flusso di coscienza o cosa?
Notare l’uso della relativa dopo il punto. Che bisogno c’era di spezzare il periodo in questo modo? Cose che mi fanno inorridire.

Decisamente se volete darvi alla lettura di un romanzo storico, scegliete altro.
Sulla dinastia Tudor, vi consiglio i romanzi di Philippa Gregory, la cui unica pecca può essere la presenza di alcune scenette in stile Harmony, ma vi assicuro che, vista la bravura della scrittrice in generale, sono parti di poco conto, che non minano la bellezza del romanzo nella sua globalità.

Gregory e Mantel a confronto. I libri sono disposti nell’ordine di lettura; i migliori in assoluto sono “L’altra donna del re”, “Il giullare della regina” e “L’amante della regina vergine”.

Comunque, ecco alcune recensioni su Anobii:

“Scritto benissimo come il primo della trilogia”

“Romanzo non facile, di grande qualità letteraria, romanzo di dettagli ricchi e mai inutili, di dialoghi degni del teatro elisabettiano, di inquisizioni profonde, di metafore illuminanti.”
(Avremo letto lo stesso libro?!)

“Assolutamente sublime!”

Ok, sarò pazza io.

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2 thoughts on “La storia del mercoledì: Anna Bolena, una questione di famiglia

  1. ahahahah mi hai fatto morire e sono d’accordo con te. Sono anche io un’appassionata della dinastia Tudor anche se non ho competenze al pari delle tue per parlarne. Seguirò per questo i consigli riguardo ai libri da leggere.
    Passa a trovarmi se ti fa piacere.
    Un bacio

    Mi piace

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