I classici della domenica: I Buddenbrook

I Buddenbrook, decadenza di una famiglia, scritto nel 1901, è il primo romanzo dell’allora ventiseienne Thomas Mann.
Opera dall’impronta enormemente autobiografica, I Buddenbrook racconta delle vicende e dell’irrevocabile declino della suddetta famiglia, attraverso le quattro generazioni di Johann, Jean, Thomas ed Hanno.

Il romanzo è suddiviso in undici parti, ma sono prevalentemente cinque i punti focali principali: l’apice della fortuna dei Buddenbrook, la giovinezza e il matrimonio di Tony, i successi e i fallimenti di Thomas, l’infanzia e l’adolescenza di Hanno, la definitiva disfatta della famiglia.

I.Dominus providebit
La narrazione si apre in medias res, con i membri della famiglia Buddenbrook riuniti per festeggiare l’acquisto dell’enorme casa nella Mengstraße. A capo della rinomata e fiorente ditta Buddenbrook vi è Johann B., con al suo fianco il figlio Jean: il primo è un uomo estremamente pragmatico e concreto, ma conservatore e piuttosto ottuso per tutto ciò non riguardi il commercio; il secondo, invece, sebbene sia onesto e rispetti i valori del padre, è un uomo meno deciso, più prudente, con una personalità in definitiva meno carismatica di Johann.
Le cose vanno magnificamente per i Buddenbrook: la fortuna gli arride, gli affari sono proficui ed i figli del console Jean (Thomas, Tony e Christian) crescono sani e promettenti.
Il motto inciso sul frontone di pietra della grande casa nella Mengstraße non potrebbe essere più appropriato: Dominus providebit.

Tony, Morten e i Buddenbrook
Antonie, detta Tony, Buddenbrook, è una giovane ragazza nel fiore degli anni: bionda, carina, impertinente, Tony è fiera di far parte di una delle famiglie più ricche e prestigiose della città; spalle indietro, petto avanti e naso all’insù, la piccola Tony si sente una regina, tronfia e vanesia, dall’alto della sua posizione sociale. Presa com’è dal suo mondo dorato, è per lei un fulmine a ciel sereno la proposta di matrimonio dell’orripilante Bendix Grünlich, commerciante amburghese dai modi affettati ed untuosi. Tony è a dir poco refrattaria all’idea nonostante le avances dei genitori, che al contrario gradirebbero tale unione. Per concederle un po’ di tempo in tutta tranquillità, Tony viene mandata a Travemünde, località balneare sul baltico (dove lo stesso Mann era solito trascorrere le sue vacanze), dove viene ospitata dagli Schwarzkopf.
Tony si sente rinascere; i suoi ospiti, benché umili, sono cordiali e affettuosi, ma è soprattutto il giovane Morten Schwarzkopf a contribuire al suo benessere. Morten studia per diventare medico e durante le passeggiate assieme a Tony i due parlano di tante cose, come ad esempio gli ideali di eguaglianza che sospingono il giovane Schwarzkopf. Tra i due nasce un tenero affetto, un amore puro e semplice com’è quello della giovinezza, ma un’unione del genere non è possibile.
Dopo pianti disperati, Tony, tenendo tra le mani le carte di famiglia e rileggendo le memorie dei suoi illustri avi, prende la decisione di acconsentire a sposare Grünlich. Perché per Antonie, detta Tony, Buddenbrook, niente, neanche l’amore, vale più del prestigio della sua famiglia.

Thomas (Mann) e Schopenhauer
Thomas, primogenito dei Buddenbrook, è un ragazzo intelligente e studioso, al contrario di suo fratello Christian che invece preferisce di gran lunga divertirsi. Sarà Thomas a dover prendere il posto del padre nella ditta di famiglia, e quando ciò avviene, la famiglia Buddenbrook conosce un nuovo splendore; carismatico e capace come il nonno, onesto e coscienzioso come il padre, Thomas ha un ulteriore marcia in più dalla sua: l’ambizione. Aperto a nuove idee, affamato di avventura e di successo, Thomas percorre una strada tutta in salita grazie alle sue abilità ed alla sua giovinezza. Come un fiume in piena, Thomas Buddenbrook non si ferma mai, e travolge e si impossessa di tutto ciò che vuole: il successo di un florido commercio negli affari, la stima negli ambienti altolocati, la nomina a senatore, e la costruzione di un’imponente e lussuosa villa. Il mondo gli sorride, ma all’improvviso, proprio quando ha conquistato tutto, Thomas scivola lentamente nella disperazione. La sua sicurezza negli affari viene meno, così come l’energia della sua gioventù; la sua vita si sovraccarica di numerosi impegni, mentre nella sua mente pensieri sempre più cupi si aggrovigliano incessantemente. L’ossessione del potere, e di ciò che esso comporta, spingono Thomas ad una sfibrante depressione, e più i suoi timori ed il suo malumore aumentano, più il senatore Buddenbrook si concentra sul suo aspetto, diventando sempre più ridicolmente vanesio. Come in un rapporto matematico dalle variabili inversamente proporzionali, più il benessere interiore di Thomas diminuisce, più l’attenzione per l’esteriorità aumenta.
Ormai totalmente privo di certezze, Thomas non può contare neanche sul conforto di una fervente fede religiosa, com’era stata invece parte di Jean e sua moglie, ma un giorno, per caso, il senatore si scopre a leggere un libro di Schopenhauer, in cui le risposte appaiono chiare e serafiche: Thomas non deve sentirsi debole perché schiacciato dalla vita, la vita è ingiusta per tutti i suoi simili, e l’unica soluzione di grazia si può trovare solamente ripudiando l’effimero mondo materiale. Le rivelazioni di Schopenhauer sono di un’illuminazione profonda per Thomas, di una liberazione tale da sentirsi rinascere, ma la dura mentalità borghese sarà più forte delle verità ascetiche acquisite, e se né la religione, né la filosofia possono attenuare definitivamente le sue angosce, il senatore si risolverà nel procedere ancorato all’unico campo che gli è proprio, il mondo materiale e terreno, facendo perciò testamento.

Hanno e la musica
Justus Johann Kaspar, “Hanno”, è l’unico figlio ed erede di Gerda e Thomas Buddenbrook, colui che dovrà portare avanti il nome ed il prestigio della famiglia. Fin dalla tenera età, Hanno preoccupa non poco il senatore a causa della sua salute precaria: bambino dai lineamenti delicati e dal fisico poco robusto, il piccolo Hanno soffre spesso di svariate malattie, oltre che di pavor nocturnus (terrori notturni), legati molto probabilmente ad una sensibilità eccessiva. Hanno è tremendamente introverso, pauroso e timido, piange con facilità e non riesce a guardare negli occhi il severo padre.
Studente mediocre e dallo scarso interesse per il mondo commerciale, Hanno sfoga la sua sofferenza nella musica: fin da piccolo, infatti, l’amore della madre per la musica si impadronisce anche del bambino, unico Buddenbrook ad essere dotato di una certa sensibilità e capacità artistica.
Mentre improvvisa istintive sonate al pianoforte, Hanno cessa di esistere nel mondo reale, immergendosi totalmente in quello della musica, dal quale è trascinato quasi senza accorgersene (di nuovo, si percepisce l’influenza di Schopenhauer su Mann).
In questi incontri ravvicinati con la musica, Mann descrive un vero e proprio rapporto amoroso, dove al ritmo progressivo delle note sopraggiunge un crescente senso di estasi ed eccitazione, fino all’esplosione finale, orgasmica, del totale appagamento dei sensi, lasciando Hanno in preda ad una dolce quanto spossante sensazione di benessere. Nella sua breve esistenza, è solo durante questi incontri tête-à-tête che Hanno vive realmente.

II.Dominus providebit (?)
Con la perdita dell’ultimo erede, la ditta Buddenbrook viene definitivamente smantellata; Tony, Gerda, le cugine e l’amica di famiglia Sesemi, sono riunite un’ultima volta tutte assieme.
A parlare è un’Antonie, ex Grünlich, ex Permaneder, Buddenbrook totalmente sconfitta; a niente sono valsi i suoi sforzi per mantenere alto l’onore e la ricchezza della famiglia, tutto è precipitato rovinosamente nel nulla, le certezze non esistono più, e Tony, ormai vinta e amareggiata dalla vita, comincia a chiedersi se ci sia davvero una Provvidenza a cui rivolgersi. Per la vecchia insegnante di Tony, Sesemi Weichbrodt, la risposta è sì.

Apoteosi della decadenza

Se Controcorrente ( o A ritroso) di Huysmans è considerato la bibbia del Decadentismo, potrei ragionevolmente pensare a I Buddenbrok come all’apoteosi della decadenza.
Sebbene, ripeto, la ricostruzione della famiglia B. sia fortemente legata alla vita dell’autore, non posso fare a meno di constatare come Mann abbia voluto aggiungerci una componente distruttiva indebita, del tutto simbolica e letteraria, quasi sadica e malinconica.
Il declino della famiglia Buddenbrook è dettato da una pluralità di eventi di carattere concreto ai quali si affiancano, però, due episodi, in particolare, fortemente simbolici: la vendita della casa nella Mengstraße, emblema della ricchezza della famiglia, che viene acquistata dalla famiglia nemica per eccellenza dei B., gli Hagenström (e qui, la simbologia è palese: una sorta di passaggio del testimone, di cambio generazionale); la riga tracciata, quasi inconsciamente, dal piccolo Hanno sotto il suo nome nell’albero genealogico dei Buddenbrook. Quando il padre scopre cosa ha fatto il figlio, gli chiede adirato il perché del suo gesto.
Significativa è la risposta di Hanno:

« Credevo… credevo… che poi non ci sarebbe stato più niente… »

Questi sono gli antecedenti, i sintomi premonitori, della definitiva disfatta della famiglia Buddenbrook.

Criticamente Mann

Il romanzo è ambientato a Lubecca, città natale dell’autore e nella quale potremmo scorgere un ulteriore simbolo di decadenza, se si pensa che nel Tardo Medioevo Lubecca era una delle città commerciali più importanti d’Europa.
Le vicende dei Buddenbrook si articolano in un arco temporale che va dal 1835 fino al 1877, un periodo storico di grande importanza per la futura Germania. Nella seconda metà del XIX secolo, infatti, gli stati tedeschi sono stati testimoni e partecipi di grandi movimenti e cambiamenti socio-politici: i moti rivoluzionari del ’48, le guerre austro-prussiana e franco-prussiana (rispettivamente del ’66 e del ’70-71), e l’unificazione della Germania nel 1871.
Avvenimenti storici, quindi, di un’evidente importanza, ma che comunque non interessano la penna di Mann; così come ai membri della famiglia Buddenbrook gli eventi sopracitati non destano alcuna preoccupazione, così lo stesso autore denota uno scarso interesse, accennandone sì e no di sfuggita e senza specificazioni. Le vicende storiche vengono contestualizzate all’interno del romanzo senza una particolare partecipazione emotiva; l’unico episodio del quale Mann ci rende spettatori viene ironicamente trasformato in una pantomima ridicola, in una satira dagli incerti fini critici.
Quando infatti l’assemblea del senato viene circondata dal popolo e il console Jean Buddenbrook chiede quali siano le loro motivazioni, un giovane (suo sottoposto) afferma che essi vogliono l’eguaglianza, la repubblica. Quando il console lo informa che essi hanno già una repubblica, il ragazzo, evidentemente confuso, esclama che allora ne vogliono un’altra. E tutti si mettono a ridere, la rivolta viene sedata e tutti se ne tornano a casa.
Sebbene tale passo induca a leggere in Mann un’evidente irrisione nei confronti degli ideali oclocratici della Primavera dei popoli, ciò non basta ad identificare e convalidare un certo atteggiamento ideologico e politico di Mann; ciò che sembra interessare all’autore è più una critica generalizzata, che attacca ogni tipologia di classe sociale.
Se nella rivolta del ’48, Mann sembra criticare la plebe che, riunitasi in masse, cerca una rivendicazione sociale senza quasi neanche sapere cosa significhi, nell’arco del romanzo lo scrittore non si esenta dallo schernire e dal demolire la stessa casta alto-borghese della quale i Buddenbrook fanno parte.
Nessuno si salva perché neppure Mann sa da che parte stare; figlio del commerciante e senatore Thomas Johann Heinrich Mann, il giovane Thomas si trova in difficoltà nell’accettare i valori pratico-economici del padre, affatto inclini con la sua natura, ma, allo stesso tempo, comprende la concretezza e la necessità di tali valori, se posti a confronto dei suoi interessi artistico-letterari, che ne sono totalmente privi.
In Hanno, infatti, viene sommariamente criticata la sua incapacità nel riuscire ad adattarsi ai valori morali borghesi che dominano l’epoca, ma soprattutto la famiglia Buddenbrook. La sua ritrosia verso la vita pratica viene vista dal padre come una forma estrema di debosciata debolezza.
Al senatore Thomas Buddenbrook, al contrario, viene recriminato il suo savoir-faire, il suo dinamismo, il suo incessante anelare al potere, materiale e sociale, che spingono il senatore ad uno stress psicofisico superiore alla sua capacità di sopportazione; tutta la sua brama di praticità e correttezza, nel mondo degli affari così come nella vita sociale, fa sì che Thomas Buddenbrook si calchi continuamente una maschera sul viso, sul suo stesso animo, impedendogli così di essere una persona reale. Questa rigorosa attenzione al dovere e al mondo esteriore sono la condanna di Thomas Buddenbrook.
A differenza del nipote e del fratello, Antonie “Tony” Buddenbrook, riversa tutte le sue energie nel mantenere alto, se non far crescere ulteriormente, il prestigio sociale della famiglia. Tony rinuncia al vero amore per contribuire all’onore dei Buddenbrook, perché per lei niente è più importante di questo: il decoro della sua stimata famiglia.
A tutte queste critiche. che non vengono mai mosse esplicitamente, Mann affianca delle conseguenze/punizioni molto più concrete: l’incapacità di lottare di Hanno non può che risolversi con la resa definitiva della vita, con la morte; la smania ossessiva di Thomas Buddenbrook per il mondo materiale ed effimero porta il senatore ad una prematura dipartita; l’importanza che dà Tony al prestigio della famiglia si tramuta in un perpetuo declino verso il discredito dei Buddenbrook.
In definitiva, la colpa di questi personaggi è stata quella di rinunciare ad un’esistenza vera, vissuta senza artifizi, e pretendendo invece dalla vita qualcosa di superiore alle loro possibilità.

Conclusioni

I Buddenbrook viene considerato uno dei capolavori di Thomas Mann, assieme ad altri romanzi, per via dello studio psicologico e sociale che lo scrittore accompagna alla descrizione del crollo dei valori borghesi dell’epoca.
Personalmente, ritengo che oltre a ciò, uno dei principali punti di forza del romanzo si ricollochi nella sua struttura narrativa; infatti, sebbene Mann mantenga pur sempre una visione cronologica e continuativa della storia, non tralasciando di raccontare alcun personaggio, nell’arco del romanzo emergono prevalentemente le tre figure di Tony, Thomas e Hanno.
Mann si concentra su questi personaggi probabilmente perché i più vicini alla sua esperienza (Hanno, e in parte anche Thomas, è l’alterego dell’autore), e forse in virtù di ciò, sono i più riusciti.
Personalità forti, non senza le loro debolezze, che riescono a soppiantare l’interesse del lettore verso tutto ciò che non riguarda loro; nonostante lo scopo di Mann sia quello di ritrarre il crollo economico e morale, le aspettative e le disillusioni della famiglia Buddenbrook (e della stessa società vecchio-borghese), sono loro i veri protagonisti de I Buddenbrook.

Lo stile, caratteristico di Mann, può risultare lievemente ostico: le numerose e minuziose descrizioni e l’uso spropositato di periodi ipotattici rendono il ritmo narrativo piuttosto rallentato.
Ulteriore peculiarità dell’autore è poi la malinconia che aleggia in questo libro, così come in altri (Tonio Kröger, ad esempio, bellissimo romanzo di cui consiglio la lettura); se poniamo un bilancio tra la descrizione di un lieto evento, come una nascita o un matrimonio, e quella di un evento funebre, ebbene, il secondo avvenimento troverà molta più attenzione di spazio e particolari: come se Mann fosse ossessionato dalla morte, si percepisce il suo sostare tra le corone di fiori e i ceri accesi, come per una morbosa, seppur dolorosa, attrazione.
Penso sia chiaro che questa lettura ha ben poco di allegro, ma resta comunque un bel romanzo (del quale, tra l’altro, vi ho dovuto risparmiare da altri particolari importanti).
Consiglio: leggetelo in un momento di calma mentale, in un periodo non particolarmente caotico in cui possiate concedergli tutta la vostra attenzione. Ne vale la pena.

Voto: ★★★★★

Annunci