Lunedì narrativa: Abbiamo sempre vissuto nel castello

“Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!”
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Disturbante, accattivante, romanzo atipico dalle fosche tinte noir quello di Shirley Jackson, Abbiamo sempre vissuto nel castello (1962).

Due sorelle che vivono isolate nella grande casa di famiglia, uno zio invalido a cui badare ed una puntigliosa routine da seguire: cucinare, pulire, prendersi cura del giardino, sotterrare, nascondersi.
Tutti gli altri componenti della famiglia Blackwood sono morti, un’accusa di omicidio che alimenta l’odio viscerale dei paesani, un ‘estraneo’ che stravolge l’esistenza idilliaca dei tre esiliati.

Questo è quanto dovete sapere, il resto lo svelerà il libro.

 Una lettura conturbante, alienata, che sfocia in un senso di malessere e irrealtà fortemente perturbante.
Un libro capace di trascinare il lettore in una vera e propria dimensione a sé stante; il mondo come lo conosciamo non esiste più, esiste solo quello di Merricat e sua sorella Costance, ameno e anomalo al tempo stesso.
Un grandissimo applauso a questa scrittrice che non conoscevo, un grande applauso alla sua somma maestria e follia.

Ora però sussiste un prolema: come riuscire a togliersi dalla testa Merricat ed il suo fantasmagorico castello?
Credo di avere contratto una nuova ossessione…

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L’edizione inglese con la bellissima illustrazione del disegnatore svizzero Thomas Ott.
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